(...)La domanda centrale è: che cosa succede, se iniziamo a pensare, per davvero, che tutto sia racconto? La prima cosa da fare è sfuggire al sospetto del “regresso infinito” : sostenere che tutto è racconto non significa dire che nulla accade, nel mondo, e che tutto è frutto della fantasia narrativa degli uomini. In altre parole, non si sostiene affatto che la narrazione di un fatto sia narrazione di una narrazione, che a sua volta si riferisce a un fatto che, poiché tutto è narrazione, è anch’esso una narrazione ecc. Piuttosto, si vuol dire che per interpretare la propria vita, i bambini così come gli adulti hanno bisogno di ricondurli a una personale sfera narrativa; e solo in essa ciò che di nuovo accade entra in dialogo con il repertorio di conoscenze a disposizione della propria cultura, e del patrimonio individuale di credenze e conoscenze. Detto altrimenti, si ottiene una convincente costruzione di senso solo quando riusciamo a porre il nuovo in relazione con ciò che il mondo ci ha già insegnato, o, se si vuole, ci ha già raccontato. E, insomma, comprendiamo la vita quando essa ci viene raccontata e quando noi stessi ce la raccontiamo.
E per ciò che riguarda gli aspetti educativi? Se tutto è racconto, discutere insieme una narrazione, a scuola, significa perlopiù ricalcare l’atteggiamento che ognuno di noi ha verso i racconti che lo interessano, nella vita di ogni giorno. Si cerca di sapere come sono andate le cose, prima di tutto. E poi si soppesano le parole, si carpiscono, finché si può, le sfumature di ciò che ci viene raccontato. E, inevitabilmente, si finisce col divagare: col dare opinioni. Si assume un piglio naturalmente commentantivo e persino argomentativo, quando si esprime la propria idea, intorno a un fatto raccontato (che ci interessa).
Se tutto è racconto, un corso di formazione sulla narrazione sarà al tempo stesso un corso sul libro, sull’oralità e sulla lettura. In altre parole, inevitabilmente, sarà un invito a costruire laboratori di voci che discutono intorno al testo. Cosicché il lavoro sulla narrazione sarà anche lavoro sulla parola che commenta e che indaga il plausibile e l’implausibile, le ragioni della narrazione stessa.
Laboratorio linguistico sulla narrazione significa dunque palestra di conversazione e interpretazione: ma, sempre e comunque, esercizio di dialogo intorno al testo. E ogni percorso di ricerca che seriamente abbia indagato questi itinerari lo testimonia: la dimensione della conversazione, per quanto analitica, o divagante, o persino idiosincratica, è legata a un “a partire da…” cui ogni commento è intimamente connesso. Così i lavori più convincenti sulla lettura , dal punto di vista didattico, sono sempre anche lavori sul testo: partendo da brevissime poesie sulla cui forma linguistica è lecito interrogarsi per tempi anche molto lunghi (si pensi a Rodari, Scialoja, Munari), per arrivare all’immediata complessità di un Piccolo principe o di altri classici, il lavoro del leggere, e del dire intorno al testo, è sempre, prima di ogni altra cosa, un rigoroso lavoro sul testo.
D’altra parte non si può non considerare l’inscindibile legame tra sapere del lettore, che si misura con la narrazione, vera o verosimile che essa sia, e la capacità (e necessità) critica e interpretativa di quello stesso lettore, che cercando nel testo trova le risposte alle sue domande personalissime. Su questo sono stati scritti molti saggi, e anche molte sceneggiature cinematografiche. Sull’interrogare i libri: ovvero sul modo in cui la verità del vivere quotidiano chiede aiuto alla finizione della pagina per farsi più salda e persino più vera. E sul modo in cui inevitabilmente le parole del testo trascinano le nostre parole. È ciò che accade tutte le volte che la narrazione diventa per gli adulti, come per i bambini, apprendistato esistenziale. Ed è appena il caso di ricordare che la storia della letteratura è piena di eroi che testimoniano quanto la narrazione letteraria sia, e radicalmente, magistra vitae: da Paolo e Francesca, a Don Chisciotte e Madame Bovary.(...)
Officina didattica di Yahis Martari
Questo spazio è pensato principalmente per gli studenti dei corsi universitari di Didattica dell'Italiano con laboratorio di scrittura (LM) presso l'Università di Bologna. In questo spazio troverai: passi di articoli e saggi e pubblicati e no; materiali di lavoro per la didattica della lingua, per il laboratorio di scrittura, per lo studio della linguistica. A tutti buon lavoro!
Le ragioni della narrazione a scuola
Riporto di seguito, con qualche riduzione e senza note, uno stralcio di un mio articolo di prossima uscita.
Esopo
Di seguito riporto tre favole di Esopo, di grande interesse come materiale per un esercizio di riscrittura. Le prime due sono notissime, la terza no.
La traduzione è molto fedele al testo greco, ma in tutti e tre i casi ho eliminato la parte finale di esplicitazione dell'insegnamento morale.
L'esercizio può svolgersi così:
a) Una prima fase di lettura in cui vengono messi in luce soprattutto i tempi della narrazione, i "vuoti" e le implicazioni del testo, la sua costruzione sintattica. Il tutto anche in relazione al genere testuale.
b) Una seconda fase di interpretazione del testo con ricostruzione del messaggio morale e problematizzazione etica del testo. In questa fase occorre anche spingere il dibattito verso altri fatti esemplari che rimandano al medesimo insegnamento morale. E inoltre bisogna discutere della diversa facilità di ricostruzione del messaggio morale e della sua diversa problematicità.
c) Un terza fase di riscrittura con riempimento dei vuoti del testo.
La traduzione è molto fedele al testo greco, ma in tutti e tre i casi ho eliminato la parte finale di esplicitazione dell'insegnamento morale.
1.
Una volpe che aveva fame, come vide su una vite dei grappoli sospesi, volle impadronirsene ma non poteva.
Allontanandosi disse fra sé: "Sono acerbi".
2.
In inverno, essendosi bagnati i chicchi di grano, le formiche li esposero all'aria; una cicala invece che aveva fame chiedeva loro del cibo.
E le formiche le dissero:
"Perché durante l'estate non hai raccolto del cibo?".
E quella disse:
"Non sono stata in ozio, ma ho cantato armoniosamente".
E quelle mettendosi a ridere dissero: "Ebbene, se nelle giornate d'estate hai cantato, d'inverno balla".
3.
Quando plasmò gli uomini, Zeus diede a Hermes l’incarico di instillare in loro l’intelligenza e il dio, dopo averla divisa in parti uguali, ne versò una dose per ciascuno. Ma così andò a finire che gli uomini di fisico minuto, colmi della misura loro toccata, divennero saggi, mentre quelli grandi e grossi, visto che il liquido non poteva giungere in tutte le membra, restarono sciocchi.
L'esercizio può svolgersi così:
a) Una prima fase di lettura in cui vengono messi in luce soprattutto i tempi della narrazione, i "vuoti" e le implicazioni del testo, la sua costruzione sintattica. Il tutto anche in relazione al genere testuale.
b) Una seconda fase di interpretazione del testo con ricostruzione del messaggio morale e problematizzazione etica del testo. In questa fase occorre anche spingere il dibattito verso altri fatti esemplari che rimandano al medesimo insegnamento morale. E inoltre bisogna discutere della diversa facilità di ricostruzione del messaggio morale e della sua diversa problematicità.
c) Un terza fase di riscrittura con riempimento dei vuoti del testo.
...dice Giuseppe Pontiggia, riguardo ai propri laboratori di scrittura:

"Scrivere non si può insegnare, ma si può avvicinare: spiegando come il significato possa cambiare spostando una parola, si fa acquisire un certo tipo di sensibilità nei confronti della parola e della frase. Mostrando ad esempio come si costruisce un attacco narrativo, come l'hanno costruito grandi scrittori, si può realizzare un'attenzione orientata che è il massimo ottenibile da un corso di scrittura".
Una riflessione sistematica sul nuovo italiano
Il concetto di standard
Dal secondo dopoguerra nel quadro storico-sociale sono da notare i seguenti mutamenti:
• Il passaggio da molti dialetti a una lingua comune
• La formazione di una vera e propria lingua media
• Lo sviluppo delle scienze e quindi il dialogo tra questa lingua media e i linguaggi settoriali
• Il contatto con l’inglese e la sua influenza
Gli italiani sono spesso accusati di tenere un comportamento linguistico trascurato. Ecco le principali cause:
• L'effetto negativo della neotelevisione commerciale (oltre a quello positivo della paleotelevisione di divulgazione culturale e linguistica)
• La reazione alla conservatività scolastica imperante fino ai primi anni Sessanta
Quello che abbiamo chiamato "lingua media" può anche essere definita standard linguistico. Che cosa significa standard linguistico?
Il concetto ossimorico di stabilità flessibile, secondo alcuni linguisti, riassume bene le caratteristiche dello standard linguistico.
Che funzioni ha uno standard linguistico?
. Separazione (da chi non lo possiede)
• Unificazione (tra i parlanti)
• Prestigio (in opposizione a chi non lo possiede)
• Riferimento (cioè parametro per valutare i testi)
• Selezione linguistica (del materiale che è/non è "standard)
• Ufficialità della lingua scritta
• Normalizzazione (riferimento per accettare o meno le forme)
Il problema di uno standard dell’italiano si è posto varie volte e a vari livelli. Secondo uno schema storico potremmo definire almeno le seguente tappe:
1304,
Dante, De vulgari eloquentia: che voleva una lingua illustre (onorevole), aulica (regale), curiale, cardinale (perno)
1525
Bembo, Prose della volgar lingua: che suggeriva di adottare la lingua delle due corone (Petrarca e Boccaccio)
Vs
– Machiavelli, che proponeva di adottare il più vivo fiorentino volgare naturale
– Trissino che avrebbe preferito la costruzione di una lingua comune a partire dal collage dei diversi volgari
1840
Manzoni: che proponeva di adottare fiorentino colto contemporaneo
Vs
Ascoli: che proponeva la costruzione di uno standard a partire dall'acculturazione dei parlanti
Per collocare un fenomeno linguistico bisogna valutare le seguenti variabili sociolinguistiche, in base alle quali si può anche definire un fenomeno standard oppure no.
• diatopia (lugo)
• diacronia (tempo)
• diastratia (livello soco-culturale del parlante/scrivente)
• diamesia (mezzo di comunicazione)
• diafasia (contesto della comunicazione)
Standard e neostandard
Esiste il concetto di "neostandand", in riferimento a un nuovo italiano che ha soppiantato lo standardi letterario manzoniano?
• Berruto (1987) lo pone in una scala di varietà tra letterario e parlato;
• Sabatini (1985) parla di italiano dell’uso medio;
• D’Achille (2003) sottolinea la non novità dei tratti;
• Cortellazzo (2000) riconosce caratteri peculiari
• Dardano (2008: 20): “non si può parlare di neostandardizzazione se non a prezzo di uno sguardo che enfatizza fenomeni marginali
• Sobrero (1993) parla di Italiano dell’uso medio
• Simone (1993) enfatizza fatti testuali
• De Mauro (1975) pone la relazione con l’apprendimento linguistico
• Serianni (1989) riflette sulla relazione con la norma linguistica
In ogni caso, standard e neostandard
hanno un rapporto di:
• Continuità (continuità sintattica e lessicale)
• Discontinuità (caduta del modello letterario)
Se il neostandard esiste deve essere collocato in relazione al problema, piuttosto inafferrabile, della varietà dell'italiano. Ecco due esempi di classificazione(entrambi ottimi ed entrambi non-sufficienti):
• Dialetto
• Dialetto-regionale
• Italiano regionale
• Italiano comune
(Pellegrini 1960)
• Italiano formale aulico
• Tecnico scientifico
• Burocratico
• Standard letterario
• Neo-standard
• Parlato colloquiale
• Regionale-popolare
• Informale trascurato
• Gergale
(Berruto 1987)
La linea di tendenza generale del neostandard è la seguente: migrazione di fenomeni caratteristici del parlato >>> fanno il loro ingresso nello >>> scritto
Fenomeni caratteristici dell'italiano neostandard
Fenomeni morfosintattici
Linee di tendenza specifiche dei fenomeni morfosintattici
• Omogeneizzazione dei paradigmi
• Riduzione delle irregolarità
• Costrutti sintetici > Costrutti analitici (la ragazza cui devo la vita>la ragazza che gli devo la vita)
Fenomeni particolari
- Dislocazioni (sx.: la mela la mangio; dx.: la mangio la mela)
- C’è presentativo (c’è Marco che ti cerca)
- Nominativus pendens (Franco, bisogna che il computer gielo riporto)
- Frase scissa (nel PD è la coesione che manca) e pseudoscissa (è questo concetto che vorrei passasse)
- Costrutto tema/rema (Veltroni, è rottura)
- Che polivalente ("voglio una vita che non è mai tardi")
- Relativa debole (siamo in quella casa che c’è un giardino davanti)
- Dativi etici (mangiami anche la frutta)
- Congiunzioni col significato trasformato e conguagliato: così (finale); come mai, com’è che (interrogativo)
- Tempi e modi verbali:
.imperfetto (di cortesia: volevo un caffè; di creazione: facciamo finta che eri un bandito; dell’irrealtà: se era in casa glielo chiedevamo),
.futuro epistemico (saranno tutti al mare, adesso)
.presente pro futuro e passato prossimo pro futuro anteriore (domani, se sei stato bravo, ti porto al mare)
.indicativo pro congiuntivo (mi sa che sei ubriaco)
- Concordatio ad sensum: c’è un milione di persone che partecipano all’esodo
- Ridondanze pronominali anche funzionali ("a me mi ha fatto sentire importante e a loro li ha fatti sentire al centro di una storia")
- Riduzione dei paradigmi pronominali:
.Personali (egli > lui)
.Clitici (le, loro, ci > gli)
.Che cosa…? > Cosa…?
Lessico e morfologia
Linee di tendenza specifiche
- Standardizzazione del registro basso e del gergo (arrabbiarsi, per forza, balle, casino)
- Riduzione delle allotropie (giovine/giovane)
- Neologismi semantici (curva dello stadio), neoformazioni (gommone, paninoteca), prestiti e calchi
- Sostituz. di forme analitiche con sintetiche
Fenomeni particolari
- Neologia combinatoria, soprattutto con:
- Suffissazione in –ista (casinista), -ismo (casinismo), -zione (formattazione), -mento (incasinamento), -izzare (berlusconizzare), -abile (pensionabile), -ale (decisionale), -erìa (nutelleria), -ato (palestrato), -ino (telefonino, faccina), grado zero (reintegro, utilizzo)
- Prefissazione (inter-, tele-, para-, mega-, super-, euro-, bio-) con risemantizzazioni (euroconvertitore)
- Polirematiche: Motore di ricerca, codice a barre, posto di lavoro
- Neologia semantica: processi metaforici di ampliamento, metonimia (navigazione informatica, radiografia della situazione)
- Prestito linguistico:anglismi anche in medicina (check-up), oltre che in finanza (leasing), sport (pole-position); anche francesismi, pochi ma importanti (informatica, riciclare, crescita zero)
– Calco
.omonimico (pressurizzare>to pressurize)
.sinonimico (grattacielo>sky-scraper)
- Collocazioni (coppie fisse di lessemi: tilt < mandare)
- Stereotipia lessicale (frasi fatte)
- Ammiccamenti (con espedienti grafici, come la virgolettatura)
Testualità e pragmatica
Linee di tendenza specifiche di testualità e pragmatica
- Semplificazione sintagmatica (ipotassi>paratassi)
- e paradigmatica (riduzione tipologica dei costrutti subordinativi: di, che, perché, per, a, e coordinativi: perché, quando, mentre, così)
- Stile nominale
- Regresso delle riprese pronominali toniche (egli, ella) a favore di riprese lessicali (incapsulatori e parafrasi)
Fenomeni particolari
- Uso e abuso della catafora (spesso con dislocazione a destra: li vedremo tra poco i risultati delle dimissioni di Veltroni)
- Introduzione implicita di un referente testuale (in vacanza c’era questo tipo che ci manda…)
- Anadiplosi anche con sinon./incapsulatore (promuove lo stile Berlusconi. Uno stile Berlusconi che spopolava in Europa…)
- Stile franto (interpunzione forte) e frequenti focalizzazioni (spostamenti di costituenti testuali)
- Accumulazione sinonimica e antonomasica (soprattutto in testi giornalistici e politici)
- Citazioni dirette e indirette (pubblicità, titolistica)
- Percontatio (interrogative retoriche e tipo presentativo: Walter? Un incapace)e altre domande retoriche (Chi ha detto che…?)
- Declino della subordinazione
- Complementi differiti (o indipendenti: Rapinatore evade. Con le lenzuola.)
Proponiamo ora un esempio di testo (Ansa-3/09) in cui molti dei fenomeni di dettaglio elencati possono essere osservati attraverso la lingua viva. Segue l'analisi.
Ad elenco, seguendo il dettato testuale, possiamo osservare:
- la presenza di una “domanda retorica” che non è, però, una percontatio. (Chi l’ha detto che…);
- un’anticipazione pronominale caratteristica delle dislocazioni a destra (…l’ha detto che l’amore romantico…);
- l’introduzione implicita di un referente testuale con focalizzatore (proprio queste storie con riferimento all’amore romantico);
- una frase pseudoscissa (sono proprio queste… che…);
- la mancata ripresa pronominale testuale tipica dello stile giornalistico (…rapporto. È quanto emerge…);
- una collocazione sintattica (…emerge da una ricerca…);
- la scarsa trasparenza sintattica (…da una ricerca di Bianca Acevedo, che oggi lavora alla Universita' di Santa Barbara pubblicata sulla Review of General Psychology: 1-ricerca, 2-Bianca, 3-Università, 4-S.Barbara, < 1a-pubblicata);
- la riduzione sintagmatica e paradigmatica delle congiunzioni (Invece sono… invece sarebbero… promette invece…)
- l’uso del condizionale tipico delle informazione riportate dello stile giornalistico; (…sarebbero…);
- alcuni stereotipi lessicali (come fuochi di paglia…o i generici esperti di gli esperti hanno trovato… gli esperti hanno stimato…”);
- un accordo quasi a senso (…i segni dell’amore tramutati in affetto e amicizia, dove non sono i segni a essere tramutati, ma l’amore!);
- i frequenti ammiccamenti espressi dalla virgolettatura (“amico”, “A”, “folle”, “condannati”, “eternità”);
- una forma decisamente tipica dell’oralità (Tutti a dire…);
- una struttura del linguaggio scientifico (Gli esperti hanno stimato il grado di soddisfazione della coppia a breve e lungo termine considerando…);
- la punteggiatura non sempre disambiguante (si perdono i segni dell’amore tramutati in affetto e amicizia…, … le convivenze che somigliano di più…);
- l’ellissi del secondo termine di paragone (le convivenze che somigliano di più…);
- la presenza di crossing tra due strutture sintattiche concorrenti: provare soddisfazione con/in/a + trarre soddisfazione da (i partner che provano soddisfazione maggiore dal rapporto…); e, fino a determinare un vero e proprio anacoluto: gli esperti hanno trovato che i pazienti sono coloro che… + sono coloro che…che godono anche…(Gli esperti hanno trovato che i partner che provano soddisfazione maggiore dal rapporto a lungo termine sono coloro che sono coinvolti in un rapporto d’amore romantico che godono anche di maggiore autostima e felicità);
- il ricorso a una sintassi elementare (la passione soddisfa solo a breve termine e la convivenza “amichevole” dà poca soddisfazione sia a breve sia a lungo termine).
Ed ecco ora due esempi di lingua letteraria in cui alcuni dei fenomeni visti diventano consapevoli marche di stile:
Luther Blisset, Q, Einaudi, Torino, 2004, Cap. I
Quasi alla cieca.
Quello che devo fare.
Urla nelle orecchie già sfondate dai cannoni, corpi che mi urtano. Polvere di sangue e sudore chiude la gola, la tosse mi squarcia.
Gli sguardi dei fuggiaschi: terrore. Teste fasciate, arti maciullati... Mi volto continuamente: Elias è dietro di me. Si fa largo tra la folla, enorme. Porta sulle spalle Magister Thomas, inerte.
Dov'è Dio onnipresente? Il Suo gregge è al macello.
Quello che devo fare. Le sacche, strette. Senza fermarsi. La daga batte sul fianco.
Elias sempre dietro.
Una sagoma confusa mi corre incontro. Mezza faccia coperta di bende, carne straziata. Una donna. Ci riconosce. Quello che devo fare: il Magister non deve essere scoperto. La afferro: non parlare. Grida alle mie spalle: - Soldati! Soldati!
La allontano, via, mettersi in salvo. Un vicolo a destra. Di corsa, Elias dietro, a capofitto. Quello che devo fare: i portoni. Il primo, il secondo, il terzo, si apre. Dentro.
Ci chiudiamo il portone alle spalle. Il rumore cala. La luce filtra debole da una finestra. La vecchia siede in un angolo in fondo alla stanza, su una sedia di paglia mezza sfondata. Poche povere cose: una panca malmessa, un tavolo, tizzoni che ricordano un fuoco recente in un camino annerito dalla fuliggine.
A. Baricco, Novecento, Feltrinelli, Milano, 1994, p. 11.
Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America.
Dal secondo dopoguerra nel quadro storico-sociale sono da notare i seguenti mutamenti:
• Il passaggio da molti dialetti a una lingua comune
• La formazione di una vera e propria lingua media
• Lo sviluppo delle scienze e quindi il dialogo tra questa lingua media e i linguaggi settoriali
• Il contatto con l’inglese e la sua influenza
Gli italiani sono spesso accusati di tenere un comportamento linguistico trascurato. Ecco le principali cause:
• L'effetto negativo della neotelevisione commerciale (oltre a quello positivo della paleotelevisione di divulgazione culturale e linguistica)
• La reazione alla conservatività scolastica imperante fino ai primi anni Sessanta
Quello che abbiamo chiamato "lingua media" può anche essere definita standard linguistico. Che cosa significa standard linguistico?
Il concetto ossimorico di stabilità flessibile, secondo alcuni linguisti, riassume bene le caratteristiche dello standard linguistico.
Che funzioni ha uno standard linguistico?
. Separazione (da chi non lo possiede)
• Unificazione (tra i parlanti)
• Prestigio (in opposizione a chi non lo possiede)
• Riferimento (cioè parametro per valutare i testi)
• Selezione linguistica (del materiale che è/non è "standard)
• Ufficialità della lingua scritta
• Normalizzazione (riferimento per accettare o meno le forme)
Il problema di uno standard dell’italiano si è posto varie volte e a vari livelli. Secondo uno schema storico potremmo definire almeno le seguente tappe:
1304,
Dante, De vulgari eloquentia: che voleva una lingua illustre (onorevole), aulica (regale), curiale, cardinale (perno)
1525
Bembo, Prose della volgar lingua: che suggeriva di adottare la lingua delle due corone (Petrarca e Boccaccio)
Vs
– Machiavelli, che proponeva di adottare il più vivo fiorentino volgare naturale
– Trissino che avrebbe preferito la costruzione di una lingua comune a partire dal collage dei diversi volgari
1840
Manzoni: che proponeva di adottare fiorentino colto contemporaneo
Vs
Ascoli: che proponeva la costruzione di uno standard a partire dall'acculturazione dei parlanti
Per collocare un fenomeno linguistico bisogna valutare le seguenti variabili sociolinguistiche, in base alle quali si può anche definire un fenomeno standard oppure no.
• diatopia (lugo)
• diacronia (tempo)
• diastratia (livello soco-culturale del parlante/scrivente)
• diamesia (mezzo di comunicazione)
• diafasia (contesto della comunicazione)
Standard e neostandard
Esiste il concetto di "neostandand", in riferimento a un nuovo italiano che ha soppiantato lo standardi letterario manzoniano?
• Berruto (1987) lo pone in una scala di varietà tra letterario e parlato;
• Sabatini (1985) parla di italiano dell’uso medio;
• D’Achille (2003) sottolinea la non novità dei tratti;
• Cortellazzo (2000) riconosce caratteri peculiari
• Dardano (2008: 20): “non si può parlare di neostandardizzazione se non a prezzo di uno sguardo che enfatizza fenomeni marginali
• Sobrero (1993) parla di Italiano dell’uso medio
• Simone (1993) enfatizza fatti testuali
• De Mauro (1975) pone la relazione con l’apprendimento linguistico
• Serianni (1989) riflette sulla relazione con la norma linguistica
In ogni caso, standard e neostandard
hanno un rapporto di:
• Continuità (continuità sintattica e lessicale)
• Discontinuità (caduta del modello letterario)
Se il neostandard esiste deve essere collocato in relazione al problema, piuttosto inafferrabile, della varietà dell'italiano. Ecco due esempi di classificazione(entrambi ottimi ed entrambi non-sufficienti):
• Dialetto
• Dialetto-regionale
• Italiano regionale
• Italiano comune
(Pellegrini 1960)
• Italiano formale aulico
• Tecnico scientifico
• Burocratico
• Standard letterario
• Neo-standard
• Parlato colloquiale
• Regionale-popolare
• Informale trascurato
• Gergale
(Berruto 1987)
La linea di tendenza generale del neostandard è la seguente: migrazione di fenomeni caratteristici del parlato >>> fanno il loro ingresso nello >>> scritto
Fenomeni caratteristici dell'italiano neostandard
Fenomeni morfosintattici
Linee di tendenza specifiche dei fenomeni morfosintattici
• Omogeneizzazione dei paradigmi
• Riduzione delle irregolarità
• Costrutti sintetici > Costrutti analitici (la ragazza cui devo la vita>la ragazza che gli devo la vita)
Fenomeni particolari
- Dislocazioni (sx.: la mela la mangio; dx.: la mangio la mela)
- C’è presentativo (c’è Marco che ti cerca)
- Nominativus pendens (Franco, bisogna che il computer gielo riporto)
- Frase scissa (nel PD è la coesione che manca) e pseudoscissa (è questo concetto che vorrei passasse)
- Costrutto tema/rema (Veltroni, è rottura)
- Che polivalente ("voglio una vita che non è mai tardi")
- Relativa debole (siamo in quella casa che c’è un giardino davanti)
- Dativi etici (mangiami anche la frutta)
- Congiunzioni col significato trasformato e conguagliato: così (finale); come mai, com’è che (interrogativo)
- Tempi e modi verbali:
.imperfetto (di cortesia: volevo un caffè; di creazione: facciamo finta che eri un bandito; dell’irrealtà: se era in casa glielo chiedevamo),
.futuro epistemico (saranno tutti al mare, adesso)
.presente pro futuro e passato prossimo pro futuro anteriore (domani, se sei stato bravo, ti porto al mare)
.indicativo pro congiuntivo (mi sa che sei ubriaco)
- Concordatio ad sensum: c’è un milione di persone che partecipano all’esodo
- Ridondanze pronominali anche funzionali ("a me mi ha fatto sentire importante e a loro li ha fatti sentire al centro di una storia")
- Riduzione dei paradigmi pronominali:
.Personali (egli > lui)
.Clitici (le, loro, ci > gli)
.Che cosa…? > Cosa…?
Lessico e morfologia
Linee di tendenza specifiche
- Standardizzazione del registro basso e del gergo (arrabbiarsi, per forza, balle, casino)
- Riduzione delle allotropie (giovine/giovane)
- Neologismi semantici (curva dello stadio), neoformazioni (gommone, paninoteca), prestiti e calchi
- Sostituz. di forme analitiche con sintetiche
Fenomeni particolari
- Neologia combinatoria, soprattutto con:
- Suffissazione in –ista (casinista), -ismo (casinismo), -zione (formattazione), -mento (incasinamento), -izzare (berlusconizzare), -abile (pensionabile), -ale (decisionale), -erìa (nutelleria), -ato (palestrato), -ino (telefonino, faccina), grado zero (reintegro, utilizzo)
- Prefissazione (inter-, tele-, para-, mega-, super-, euro-, bio-) con risemantizzazioni (euroconvertitore)
- Polirematiche: Motore di ricerca, codice a barre, posto di lavoro
- Neologia semantica: processi metaforici di ampliamento, metonimia (navigazione informatica, radiografia della situazione)
- Prestito linguistico:anglismi anche in medicina (check-up), oltre che in finanza (leasing), sport (pole-position); anche francesismi, pochi ma importanti (informatica, riciclare, crescita zero)
– Calco
.omonimico (pressurizzare>to pressurize)
.sinonimico (grattacielo>sky-scraper)
- Collocazioni (coppie fisse di lessemi: tilt < mandare)
- Stereotipia lessicale (frasi fatte)
- Ammiccamenti (con espedienti grafici, come la virgolettatura)
Testualità e pragmatica
Linee di tendenza specifiche di testualità e pragmatica
- Semplificazione sintagmatica (ipotassi>paratassi)
- e paradigmatica (riduzione tipologica dei costrutti subordinativi: di, che, perché, per, a, e coordinativi: perché, quando, mentre, così)
- Stile nominale
- Regresso delle riprese pronominali toniche (egli, ella) a favore di riprese lessicali (incapsulatori e parafrasi)
Fenomeni particolari
- Uso e abuso della catafora (spesso con dislocazione a destra: li vedremo tra poco i risultati delle dimissioni di Veltroni)
- Introduzione implicita di un referente testuale (in vacanza c’era questo tipo che ci manda…)
- Anadiplosi anche con sinon./incapsulatore (promuove lo stile Berlusconi. Uno stile Berlusconi che spopolava in Europa…)
- Stile franto (interpunzione forte) e frequenti focalizzazioni (spostamenti di costituenti testuali)
- Accumulazione sinonimica e antonomasica (soprattutto in testi giornalistici e politici)
- Citazioni dirette e indirette (pubblicità, titolistica)
- Percontatio (interrogative retoriche e tipo presentativo: Walter? Un incapace)e altre domande retoriche (Chi ha detto che…?)
- Declino della subordinazione
- Complementi differiti (o indipendenti: Rapinatore evade. Con le lenzuola.)
Proponiamo ora un esempio di testo (Ansa-3/09) in cui molti dei fenomeni di dettaglio elencati possono essere osservati attraverso la lingua viva. Segue l'analisi.
(ANSA) - ROMA, 17 MAR - Chi l'ha detto che l'amore romantico non dura per sempre? Invece sono proprio queste storie d'amore quelle destinate a durare tutta la vita e sono quelle che assicurano maggiore soddisfazione e felicita' al rapporto. E' quanto emerge da una ricerca di Bianca Acevedo, che oggi lavora alla Universita' di Santa Barbara pubblicata sulla Review of General Psychology. Meno soddisfacenti invece sarebbero gli amori passionali destinati a spegnersi subito come fuochi di paglia e anche quei rapporti in cui il partner diventa un compagno, un ''amico'' e si perdono i segni dell'amore tramutati in affetto e amicizia. Tutti a dire che l'amore con la 'A' maiuscola si consuma dopo il primo periodo di relazione trasformandosi in qualcosa di meno 'folle', come se i due innamorati a un certo punto fossero 'condannati' a tornare coi piedi per terra. Questo studio su 6070 persone promette invece l''eternita'' all'innamoramento. Gli esperti hanno stimato il grado di soddisfazione della coppia a breve e lungo termine considerando tre diversi tipi di rapporto: quello che loro chiamano amore, fatto di intensita' di sentimento, attrazione sessuale, impegno e promessa reciproca dei partner; le convivenze che somigliano piu' a un'intima amicizia; il rapporto passionale, intenso ma anche ossessivo e privo di quella sicurezza insita nell'amore romantico. Gli esperti hanno trovato che i partner che provano soddisfazione maggiore dal rapporto a lungo termine sono coloro che sono coinvolti in un rapporto d'amore romantico che godono anche di maggiore autostima e felicita'; la passione soddisfa solo a breve termine e la convivenza 'amichevole' da' poca soddisfazione sia a breve sia a lungo termine. Non e' vero dunque, conclude Acevedo, che una lunga relazione uccide l'amore, se di amore vero si tratta.
(ANSA).
17:16 17-MAR-09
Ad elenco, seguendo il dettato testuale, possiamo osservare:
- la presenza di una “domanda retorica” che non è, però, una percontatio. (Chi l’ha detto che…);
- un’anticipazione pronominale caratteristica delle dislocazioni a destra (…l’ha detto che l’amore romantico…);
- l’introduzione implicita di un referente testuale con focalizzatore (proprio queste storie con riferimento all’amore romantico);
- una frase pseudoscissa (sono proprio queste… che…);
- la mancata ripresa pronominale testuale tipica dello stile giornalistico (…rapporto. È quanto emerge…);
- una collocazione sintattica (…emerge da una ricerca…);
- la scarsa trasparenza sintattica (…da una ricerca di Bianca Acevedo, che oggi lavora alla Universita' di Santa Barbara pubblicata sulla Review of General Psychology: 1-ricerca, 2-Bianca, 3-Università, 4-S.Barbara, < 1a-pubblicata);
- la riduzione sintagmatica e paradigmatica delle congiunzioni (Invece sono… invece sarebbero… promette invece…)
- l’uso del condizionale tipico delle informazione riportate dello stile giornalistico; (…sarebbero…);
- alcuni stereotipi lessicali (come fuochi di paglia…o i generici esperti di gli esperti hanno trovato… gli esperti hanno stimato…”);
- un accordo quasi a senso (…i segni dell’amore tramutati in affetto e amicizia, dove non sono i segni a essere tramutati, ma l’amore!);
- i frequenti ammiccamenti espressi dalla virgolettatura (“amico”, “A”, “folle”, “condannati”, “eternità”);
- una forma decisamente tipica dell’oralità (Tutti a dire…);
- una struttura del linguaggio scientifico (Gli esperti hanno stimato il grado di soddisfazione della coppia a breve e lungo termine considerando…);
- la punteggiatura non sempre disambiguante (si perdono i segni dell’amore tramutati in affetto e amicizia…, … le convivenze che somigliano di più…);
- l’ellissi del secondo termine di paragone (le convivenze che somigliano di più…);
- la presenza di crossing tra due strutture sintattiche concorrenti: provare soddisfazione con/in/a + trarre soddisfazione da (i partner che provano soddisfazione maggiore dal rapporto…); e, fino a determinare un vero e proprio anacoluto: gli esperti hanno trovato che i pazienti sono coloro che… + sono coloro che…che godono anche…(Gli esperti hanno trovato che i partner che provano soddisfazione maggiore dal rapporto a lungo termine sono coloro che sono coinvolti in un rapporto d’amore romantico che godono anche di maggiore autostima e felicità);
- il ricorso a una sintassi elementare (la passione soddisfa solo a breve termine e la convivenza “amichevole” dà poca soddisfazione sia a breve sia a lungo termine).
Ed ecco ora due esempi di lingua letteraria in cui alcuni dei fenomeni visti diventano consapevoli marche di stile:
Luther Blisset, Q, Einaudi, Torino, 2004, Cap. I
Quasi alla cieca.
Quello che devo fare.
Urla nelle orecchie già sfondate dai cannoni, corpi che mi urtano. Polvere di sangue e sudore chiude la gola, la tosse mi squarcia.
Gli sguardi dei fuggiaschi: terrore. Teste fasciate, arti maciullati... Mi volto continuamente: Elias è dietro di me. Si fa largo tra la folla, enorme. Porta sulle spalle Magister Thomas, inerte.
Dov'è Dio onnipresente? Il Suo gregge è al macello.
Quello che devo fare. Le sacche, strette. Senza fermarsi. La daga batte sul fianco.
Elias sempre dietro.
Una sagoma confusa mi corre incontro. Mezza faccia coperta di bende, carne straziata. Una donna. Ci riconosce. Quello che devo fare: il Magister non deve essere scoperto. La afferro: non parlare. Grida alle mie spalle: - Soldati! Soldati!
La allontano, via, mettersi in salvo. Un vicolo a destra. Di corsa, Elias dietro, a capofitto. Quello che devo fare: i portoni. Il primo, il secondo, il terzo, si apre. Dentro.
Ci chiudiamo il portone alle spalle. Il rumore cala. La luce filtra debole da una finestra. La vecchia siede in un angolo in fondo alla stanza, su una sedia di paglia mezza sfondata. Poche povere cose: una panca malmessa, un tavolo, tizzoni che ricordano un fuoco recente in un camino annerito dalla fuliggine.
A. Baricco, Novecento, Feltrinelli, Milano, 1994, p. 11.
Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire… ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte… magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni… alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l’aveva fatta lui, l’America.
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